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Cambiare lavoro: tra il dire ed il fare

Ogni anno Linkedin conduce una ricerca per comprendere a livello globale cosa conti davvero per chi è in cerca di un nuovo lavoro. Quest’anno, ciò che emerso a livello nazionale, offre spunti di riflessione non da poco per il mondo del business.  Ben l’87% dei connazionali intervistati (a fronte di un campione di 32.000 professionisti da tutto il mondo e 683 in Italia) è interessato a prendere in considerazione nuove offerte di lavoro, con l’obiettivo principale di migliorare o sviluppare la propria carriera professionale. Tuttavia, nonostante questo forte desiderio, solo il 30% si sta muovendo attivamente per trovare un nuovo impiego.

Come leggere dunque questo dato, che parla del divario tra ciò a cui un lavoratore ambisce e ciò che poi concretizza? Un primo fattore da considerare riguarda ciò che si è disposti a rischiare: su cosa siamo disposti a scommettere? E qual è la sfida che non possiamo perdere?

Per alcune persone, ci sono aspetti del proprio ruolo professionale che contribuiscono in maniera significativa alla costruzione della propria identità e, talvolta, può essere difficile mettersi effettivamente alla ricerca di un nuovo impiego perché si ha la sensazione che questi stessi aspetti potrebbero venire messi in discussione o comunque alcune certezze consolidate nel tempo potrebbero dover essere ri-affermate. All’interno della Psicologia dei Costrutti Personali, Kelly descrive la consapevolezza di un cambiamento in qualcosa di così importante per noi con il termine “minaccia di colpa” e ipotizza che la possibilità di scoprirsi diversi da come si pensava di essere possa rappresentare un importante ostacolo ai cambiamenti.

Inoltre, spesso un nuovo lavoro può essere visto come qualcosa che non rientra nel nostro universo conosciuto, come se sentissimo di non avere abbastanza elementi per anticipare quello che potrebbe accadere. Nei termini di Kelly, questa esperienza è descrivibile come “ansia” e anch’essa può essere d’ostacolo al cambiamento, ma permetterci al contempo di restare aggrappati a quello che conosciamo, anche se non ci soddisfa pienamente.

Quando però si decide di cambiare, di esplorare attivamente ciò che abbiamo intorno, il costruttivismo parla di “aggressività”. Questo termine ha un significato molto diverso da quello che assume nel linguaggio comune e si riferisce all’esperienza di chi è pronto a mettere in discussione alcune delle proprie certezze e considerare come possibili anche quegli scenari meno definiti, che però appassionano o incuriosiscono.

Prendere in considerazione queste letture, può forse permetterci di considerare che anche aspetti molto concreti e che sulla carta sembrerebbero passaggi “logici” (del tipo: vorrei cambiare lavoro ergo mi attivo per farlo) possano risultare meno scontati se compresi alla luce del modo personale di vedere il mondo, e del senso che questo cambiamento potrebbe avere nella propria esperienza.

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