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Confucio vs Keynes: diversi approcci alla ripresa

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Nell’ultimo numero di Foreign Affairs è stato pubblicato un articolo su due punti di vista diversi, se non antitetici, sulla ripresa e sull’economia in genere. Nelle sue riflessioni l’autore cerca di evidenziare come l’austerity sia concepita in Cina ben diversamente rispetto all’occidente. In Europa e in USA quando parliamo di austerità siamo soliti considerare una politica economica che cerca di fronteggiare un periodo di crisi, in genere aumentando la spesa pubblica (Keynes, 1936) o controllando la crescita della massa monetaria (Friedman, 1962). Quella che alcuni commentatori definiscono la politica di austerità di Xi Jimping corrisponde invece a una visione economica e in genere culturale propria della Cina.

Ciò che in occidente sembra essere una risposta alla crisi, in Cina rappresenta un ideale millenario di governo o meglio di saggezza  in cui l’austerità dovrebbe essere una regola generale. Una prospettiva in cui ad un’azione locale e momentanea si sostituisce un principio di trasformazione globale e continua (Jullien, 2008). Senza cedere ad idealizzazioni di sorta dovremmo guidare la nostra riflessione verso un concetto di sostenibilità che ormai da 30 anni fa parte delle politiche economiche occidentali (Meadows et al., 2008). Un concetto che dovrebbe ispirare ogni forma di management, spostando l’attenzione da un perseguimento indifferenziato del progresso ad una continua e riflessiva analisi dei progessi di gestione di uno stato o di un’organizzazione.

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