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ERRORI? SÌ, GRAZIE.

Chi si occupa delle organizzazioni e delle complesse dinamiche in cui sono inserite, condivide da tempo l’idea che una certa quota di errori sia da mettere in conto e che proporre una cultura aziendale che ne richieda la totale assenza risulti dunque impraticabile.

Dati questi presupposti, la sfida diventa quella di mettere in piedi aziende solide al punto da governare e sfruttare a proprio vantaggio gli errori, siano essi sbagli commessi dalla forza lavoro, siano errori in cui ad essere coinvolto è il vertice organizzativo.

Prendere decisioni strategiche, per esempio, significa confrontarsi con un mercato in continua evoluzione, difficile da prevedere. Significa essere pronti a mettere alla prova in tempi molto rapidi la validità delle proprie scelte e, se sbagliate, proporne delle altre che tengano conto anche del non funzionamento delle precedenti.

Ma per fare ciò, qualsiasi manager deve potersi muovere in una cultura organizzativa che condivide il valore dell’errore come evento possibile, dal quale far emergere nuove potenzialità e strategie per l’azienda stessa. Ciò implica la volontà di andare oltre la logica del fallimento e, non da meno, ci porta a fare i conti con la nostra idea di professionisti implicati in un insuccesso. Infatti, uno dei motivi per i quali può risultare molto difficile adottare una visone error friendly è che l’errore può metterci di fronte a un’idea di noi stessi che è lontana da quello che ci aspettavamo di essere. Davanti a questo mancato riconoscimento, le persone possono scegliere varie strade. Per esempio, possono decidere di escludere dalla propria analisi tutti gli elementi che rimandano all’errore, minimizzando quindi le possibilità di fare i conti con le proprie responsabilità ed evitando di sentirsi disconfermati. Un’altra strada può essere quella di ricorrere a una serie di alibi e difendere ad oltranza le proprie scelte, anche queste si sono rivelate evidentemente fallimentari.

Queste modalità, così in contrasto rispetto alle best practice di cui tutti parlano, sono ancora molto diffuse nella cultura aziendale dei nostri giorni, e ci evidenziano quanto ancora la logica error friendly debba essere incarnata e soprattutto incentivata come volano per l’azienda e come strumento concreto di innovazione.

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