Essere consapevoli delle aree in cui l’azienda rende al meglio e di quelle in cui ci sono degli ostacoli alla produttività appare decisivo per ottimizzare la propria presenza sul mercato, specie in un periodo in cui la velocità di adeguamento ai cambiamenti è fondamentale per reggere il confronto con i competitors.
Questa consapevolezza spesso può essere messa a fuoco e fatta fruttare grazie ad un’analisi del contesto lavorativo. Mettere in atto un processo continuo di monitoraggio e verifica dei gruppi di lavoro e dei singoli professionisti è in questo senso un’azione finalizzata allo sviluppo di una strategia manageriale efficace. È fondamentale analizzare in modo strutturato eventuali gap esistenti tra le scelte aziendali e il potenziale del team di lavoro. Ed proprio per l’unicità che caratterizza ogni singola azienda che i parametri di valutazione non possono essere standard, definiti su presunti modelli assoluti: piuttosto è importante che siano costruiti in relazione alle specifiche caratteristiche del contesto organizzativo, del suo sistema di significati e della sua cultura.
Dalla prima la fase di assessment iniziare, emerge spesso la necessità di ripensare ai processi organizzativi finora seguiti dall’azienda. Questo può voler dire dunque mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità professionali, facendo il punto sul raggiungimento degli obiettivi prefissati e definendo in maniera nuova, chiara e verificabile quelli per il futuro. Per i manager, il raggiungimento di obiettivi aziendali è spesso in relazione anche con il proprio modo di condurre una squadra, di esercitare la propria leadership in maniera da coinvolgere al meglio tutto il team e guidarlo verso i goals prefissati. Definire un progetto di riorganizzazione in cui potersi migliorare, come singoli professionisti, come team e come azienda è dunque un modo sia per fronteggiare la situazione di difficoltà, sia per ridurre il rischio che questa si ripresenti in futuro. Può essere intesa come un’opportunità di sviluppo dell’azienda che, partendo da una situazione di inefficienza, si muove in modo proattivo per sfruttare al meglio il potenziale delle sue risorse e rivedere i processi che non hanno dato i risultati attesi. Su questa linea, anche le nuove assunzioni che rientrano nell’ambito di un processo di riorganizzazione dovrebbero essere portate avanti con l’obiettivo di avere quante più garanzie possibili sull’aderenza dei profili/potenzialità dei candidati con le scelte strategiche aziendali. L’assenza di profili puntuali e verificabili sui neo-assunti infatti, obbligherebbe l’azienda ad assumersi dei rischi non ammortizzabili nei termini di investimento economico e formativo.
Ripensare la propria strategia attraverso una riorganizzazione interna è dunque un processo complesso, che ha a che fare non solo con limiti e tagli, ma soprattutto con fattori di crescita e di potenzialità da sviluppare.