Le metafore sportive sono sempre più utilizzate in ambito aziendale perché aiutano a raccontare storie che appartengono a un mondo che fa parte dell’esperienza di molti e che facilita la comprensione di molti dei processi cardine per lo sviluppo di un team.
Infatti, la diversità che a un primo sguardo può allontanare sport e azienda, viene rimodellata e ridotta se si considera invece che in entrambi i casi è possibile trovare dei presupposti simili. Per esempio, sia nell’ambito sportivo sia in quello organizzativo, la squadra e il team hanno a che fare con l’unione di ruoli specifici che uniscono i loro sforzi e lavorano in sinergia per raggiungere gli obiettivi. Negli sport di squadra, così come nelle imprese composte da più persone, un team vincente è quello in cui il successo del singolo è messo al servizio del gruppo. Ci si basa infatti su dinamiche di interdipendenza piuttosto che di competizione e, come in una squadra sportiva l’allenatore si pone come guida verso obiettivi condivisi, allo stesso modo il leader di un’azienda deve poter essere il primo esempio nel portare avanti una vision di successo.
Il coach e il leader progettano e sostengono il cambiamento, sia a livello di strategia generale della squadra o dell’azienda, sia per ciò che concerne il percorso di crescita delle persone che vi sono coinvolte. Conoscere e mettere in discussione il contesto in cui si è inseriti e comprendere punti di forza e di debolezza dei propri atleti e dei propri collaboratori, sono punti chiave in tal senso.
In entrambi i ruoli, l’impegno non può essere nel sostituirsi all’atleta o al dipendente, ma va nella direzione di favorire un miglioramento continuo, che permetta di raggiungere il miglior risultato possibile e di porsi obiettivi sempre nuovi e sfidanti Ciò è in linea con le esigenze delle squadre e delle aziende di poter contare su professionisti competitivi e dinamici rispetto ai cambiamenti del contesto.
Un buon allenatore non si può limitare a curare la preparazione fisica dei suoi atleti, ma deve anche saper cogliere le dinamiche personali e relazionali che mettono i suoi nella condizione di dare il massimo e arrivare alla prestazione sportiva nella miglior condizione possibile. Allo stesso modo un manager, nella corsa verso gli obiettivi di business, non può trascurare la comprensione delle relazioni interpersonali nella squadra: i presupposti di ciascuno si intrecciano e se non canalizzati nella stessa direzione, parte dell’energie e del tempo potrebbero essere spesi in dinamiche conflittuali e sottratti dunque al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda.
Ma parlare di leadership, sia per un allenatore che per un manager, significa prendere in considerazione anche altri livelli, oltre a quello che li vede in relazione con il proprio team. Il ruolo si sviluppa intorno a una serie di rapporti che rimandano all’esigenza di coltivare e incarnare una serie di caratteristiche strategiche e gestionali. Per esempio, entrambi devono poter anticipare obiettivi a lungo termine, programmando così i propri action plans non solo sulla base di ciò che è necessario in questo momento, ma anche su quanto potrebbe essere utile in futuro. Proporre innovazione e muoversi in maniera flessibile è in entrambi i contesti una delle condizioni imprescindibili per potersi confrontare con scenari in continua evoluzione e non pienamente controllabili. Per questo, l’errore non può essere considerato inevitabile, ma la disponibilità ad imparare da esso offre al manager e all’allenatore nuovi sguardi sul futuro.
Tutte queste caratteristiche e queste analogie hanno evidenziato che così come nello sport la capacità di lavorare in gruppo è condizione per una performance vincente, allo stesso modo in azienda gli obiettivi di business possono essere raggiunti mettendo il talento individuale al servizio della mission e della vision dell’organizzazione. Gli sguardi di coaches e managers si incontrano dunque su molti piani.
