Le persone, se messe nelle condizioni favorevoli, collaborano, si scambiano idee e producono risultati migliori.
Questa affermazione, a prima vista scontata, sembra essere ancora lontana anni luce dalle filosofie di quelle aziende in cui il tentativo di ottimizzare le performance individuali passa attraverso la scelta di eliminare il più possibile le occasioni informali tra colleghi e i momenti di convivialità all’interno dell’azienda, visti come distrazioni dal profitto e dall’efficienza.
Ma quali sono i motivi per i quali è preferibile agire in modo attivo e consapevole per incentivare un clima in cui le persone possano passare dei momenti insieme e conoscersi meglio?
Una prima ragione riguarda il fatto che se le persone non si conoscono e si trovano a lavorare in team per uno stesso progetto, molto probabilmente il processo di creazione di fiducia reciproca e condivisione delle modalità di lavoro risulterà più lento e difficoltoso, con conseguenti implicazioni per il raggiungimento degli obiettivi e per il successo del progetto. Possiamo pensare alla collaborazione come ad un processo che necessita di essere costruito per tempo e alimentato con costanza, piuttosto che come ad un tasto on-off che si può attivare o disattivare all’occorrenza, per esempio istituendo rare ricorrenze in cui stare insieme, come le cene di Natale o di fine anno.
D’altra parte, neanche il solo fatto di istituire una riunione settimanale è di per se sufficiente a creare un clima di collaborazione e condivisione tra i dipendenti: spesso esse si riducono a un elenco di fatti e tecnicismi, che hanno ben poco a che fare con la possibilità di capire chi si ha davanti e quali siano per esempio i presupposti con i quali ha fatto alcune scelte professionali, cosa l’ha appassionato, quali difficoltà ha incontrato, ecc.
Anche le scelte di interior design parlano di come l’azienda intende i rapporti tra i professionisti che le danno vita: la presenza di spazi in cui consentire uno scambio tra le persone è un aspetto che potrebbe a prima vista essere estraneo a questioni di produttività, ma che invece si rivela parte integrante della cultura d’impresa.
A livello di pianificazione degli spazi, l’idea di collaborazione è portata all’estremo negli anni 50, quando nelle aziende prendono vita gli Open Space: essi amplificano l’idea che l’interazione costante e diretta possa essere strumento per scambiarsi idee, collaborare continuamente e aumentare quindi i processi di produttività aziendale.
Possiamo ipotizzare però che, per ottimizzare i processi di creatività, le persone debbano poter alternare momenti di condivisione, in cui condividere anche in forma non necessariamente strutturate e controllate le proprie idee, ad altri momenti in cui sperimentarsi singolarmente, tutelati da una zona di privacy, anche fisica.
La possibilità di muoversi all’interno di questa alternanza, rappresenta a nostro avviso un mezzo importante per favorire la collaborazione e la creatività in un un gruppo di lavoro, e gli spunti di riflessione in merito sono molteplici: creare valore in una nuova dimensione.
