Il tema del work-life balance è sempre più rilevante in un contesto lavorativo instabile che richiede ai lavoratori livelli crescenti di impegno nel gestire il proprio tempo senza sacrificare il lavoro, gli impegni personali e la vita familiare. Per far fronte a queste esigenze, le aziende hanno sviluppato negli anni una varietà di sistemi e programmi per creare ambienti capaci di dare risposte ai bisogni dei collaboratori e delle loro famiglie. Si va dall’immaginare soluzioni che adottino modalità flessibili e supporti concreti alla vita di tutti i giorni, sino alla creazione di una cultura aziendale che sia orientata in maniera concreta a non richiedere attività che possano generare extra lavoro.
Nei mesi scorsi l’OCSE (Organization for Economic Co-operation and development), ha stilato il nuovo rapporto sull’equilibrio vita privata/vita lavorativa che vede l’Italia in tredicesima posizione su una classifica di 36 Paesi (i 34 membri OCSE più Russia e Brasile).
Il progetto, finanziato in Italia dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in collaborazione con Expo Milano 2015, ha lo scopo di elaborare indicatori che non si limitino al Prodotto Interno Lordo per valutare il benessere di un Paese e la qualità della vita delle persone: lo sforzo è dunque quello di inserire altri indicatori significativi oltre la produttività economica. In particolare ne sono stati riscontrati 11, ritenuti fondamentali per il benessere, tra cui l’equilibrio vita/lavoro. Esso viene misurato attraverso la durata della giornata lavorativa e il tempo dedicato alla cura della persona e al tempo libero.
I tre Paesi che vantano il miglior work life balance sono: Danimarca, Spagna, Paesi Bassi.
I dati relativi all’Italia, evidenziano che la percentuale di chi si dedica al lavoro per oltre 50 ore settimanali è il 3,7% (5% gli uomini, 2% donne): il limite orario è ritenuto indicativo del fatto che trascorrere troppe ore a lavoro può generare stress e non favorire il benessere.
In linea con la media OCSE, anche in Italia, un lavoratore a tempo pieno dedica, in media, il 62% della sua giornata, o 15 ore, alla cura personale (mangiare, dormire, ecc.) e al tempo libero (socializzazione con amici e familiari, hobby, giochi, utilizzo di computer e televisione, ecc.).
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