La Community Innovation Survey (CIS) ha recentemente prodotto un rapporto che fotografa la situazione dell’innovazione nelle imprese dei paesi Ue. In questo contesto, l’Istat ha diffuso i risultati più rilevanti sulle attività di innovazione di quasi 22.000 imprese italiane, che avessero un numero minimo di dieci dipendenti. L’Istat considera innovative “tutte quelle attività che si rendono necessarie per sviluppare e introdurre prodotti, servizi o processi produttivi nuovi (o significativamente migliorati)”. Da tale report, è emerso che nel triennio 2010-2012, il 51,9% delle imprese italiane con 10 o più addetti ha svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni. Rispetto al triennio precedente (2008-2010), la propensione innovativa delle imprese è leggermente aumentata (+0,5 punti percentuali).
Queste misure, sono state riprese e analizzate dal Fondo monetario internazionale, che sembra delineare una situazione ancora non adeguata al mercato globale: infatti, in uno studio condotto dell’economista Andrew Tiffin viene infatti sottolineato come l’ancora ridotta capacità di innovare delle imprese italiane sia la principale minaccia alla loro competitività in ambito internazionale.
Parlare di innovazione quindi, significa parlare dell’opportunità per le aziende di offrire prodotti e servizi migliori e di essere competitive sul mercato. Affinché tutto questo sia possibile, è necessario avere chiaro che innovare, non riguarda solo la tecnologia: attività organizzative, processi comunicativi e approcci alla conoscenza sono senza dubbio aspetti imprescindibili in quest’ambito. In un mercato in cui gli scenari cambiano rapidamente e sono sempre più complessi, l’innovazione è un punto chiave per comprendere il successo delle aziende più competitive proprio perché non ha a che fare con un singolo aspetto della vita di un’impresa, ma è un processo che la riguarda in modo trasversale. Parlare di innovazione in termini processuali implica metterla in stretta connessione con le persone che le danno vita e ci porta a riflettere su quali siano le caratteristiche di chi la rende possibile e su come un’azienda possa strutturarsi e organizzarsi per facilitare tali processi. Questi due aspetti sono in un rapporto di reciproca dipendenza, poiché la creatività delle persone di per sé non è sufficiente a garantire e promuovere la competitività dell’azienda e, allo stesso modo, una strategia d’impresa che non si alimenti di persone creative, per quanto strutturata e dettagliata, non potrà essere efficace.

Da approccio creativo a processo innovativo
Volendo riflettere più nel dettaglio su questi due aspetti, potremmo dunque chiederci come si prepara un innovatore e quali approcci possiamo riscontrare nei manager che favoriscono i cambiamenti e, quindi, l’innovazione.
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